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Plin, un pizzicotto diventato internazionale

Questa pasta è nata per nobilitare gli avanzi, che le massaie di un tempo di certo non intendevano sprecare.

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Per apprezzarne il sapore del ripieno di carne ai tre arrosti, spesso i “plin” vengono serviti al tovagliolo, ovvero cotti, scolati e adagiati su un tovagliolo bianco senza l’aggiunta di alcun condimento.

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Caratteristiche

I plin, simili agli agnolotti, sono piccole tasche irregolari di sfoglia sottile all’uovo con un ripieno a base di carne. Il loro nome deriva dal sapiente gesto che le massaie compiono per racchiudere con la pasta il ripieno: un pizzicotto, “plin” in piemontese, impresso alla sfoglia con il pollice, l’indice e il medio della mano. La tradizione culinaria cuneese li propone spesso accompagnati con un sugo di arrosto o con burro e salvia.

Area di produzione

I plin sono prodotti in provincia di Cuneo (specialmente nelle Langhe), nell’Alto Monferrato alessandrino e astigiano e in alcuni comuni della provincia di Torino.

Storia

I plin vantano origini e tradizioni antiche: nel 1846 sono citati in una ricetta di un cuoco torinese, Francesco Chapusot.

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