Da Alba Pompeia a capitale delle Langhe

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Abitata in epoca neolitica da cacciatori e agricoltori, Alba conserva al museo archeologico, in centro città, molti reperti preistorici.

I popoli più antichi che si sono alternati e di cui si ha notizia sono i Celti, i Liguri, dal quinto secolo i Galli. Al 190 a.C. risale la penetrazione romana, sino all’annessione nell’impero. Dall’89 a.C. Alba gode dello ius Latii (poteva eleggersi magistrati e sacerdoti), diritto concesso a guerra sociale conclusa, da Gneo Pompeo Strabone. Da lui il nome di Alba Pompeia. Alcuni resti di pavimentazione a mosaico e frammenti architettonici in marmo fanno pensare a una ricca struttura urbanistica (dall’acquedotto alla rete fognaria) già dal I secolo a.C. Il forum romano era l’attuale piazza del Duomo. Il cardo massimo seguiva grosso modo la direttrice Nord-Sud (Via Vittorio Emanuele Il e via Vernazza), mentre il decumano era sulla direttrice Est-Ovest (via Vida, via Cavour). La città era protetta da un’imponente cinta muraria poligonale.

Ospitò Cesare Augusto diretto nelle Gallie. Qui nacque Publio Elvio Pertinace imperatore nel 193. Alba segui le sorti l’impero di cui faceva porte. Con l’indebolirsi del Governo di Roma anche Alba decadde. A partire dal V secolo – ai tempi di Odoacre e Teodorico – gli edifici pagani si trasformarono in chiese cristiane. Invasa prima dai Burgundi e poi dai longobardi del re Rotari, il municipio di Alba perdette il suo conte che venne sostituito da un Gastaldo longobardo. Dopo i miglioramenti sotto Carlo Magno, Alba è minacciata da Saraceni e ungari. ln questo periodo (900) la diocesi venne soppressa e unita a quella di Asti. Nel 1158 qui giunse Federico Barbarossa. Dal 1200 il Comune si amplia con l’inurbamento: i proprietari terrieri cedono le loro terre al Comune ottenendo la cittadinanza. Il comune rinforza la cinta di mura dotandola di torrioni a merlatura. Vengono fondati monasteri, chiese e addirittura sei ospedali. Il Comune stila i primi statuti, tra cui quel libro della Catena, conservato tutt’oggi in Municipio. Sorgono le corporazioni delle Arti e dei Mestieri che raccogliendo tutti gli artigiani e i commercianti, hanno un peso nell’amministrazione del Comune e della giustizia. Già allora il mercato si teneva il sabato, quattro le fiere annuali.  Nel 1214 San Francesco d’Assisi fu accolto ad Alba dal vescovo Bonifacio II del Carretto, e qui il santo umbro fondò un convento. A partire dalla metà del XIII secolo la città ebbe il predominio su Barbaresco, Neive, Santa Vittoria, il contado di Loreto. Ciò acquì il contrasto con Asti. A turbare l’ordine furono anche le rivalità tra i Guelfi e i Ghibellini. Nel 1259 all’arrivo di Carlo d’Angiò, Alba chiese la sottomissione alla Francia, in modo da tenere in scacco per un ventennio Asti. Nel 1276 ci fu poi un allontanamento dalla politica francese, per l’alleanza con il Marchese di Monferrato e con Genova. Intrighi, scontri, tradimenti tra le due fazioni proimperiali e propapa caratterizzarono il ‘300 albese sino al 1369, quando la città passò sotto il dominio dei marchesi del Monferrato. Nel ‘400 fu sotto i Savoia per poi tornare ai Monferrato. La prima metà del ‘500 fu teatro di scontri tra Spagnoli e Francesi. Nel 1537 Carlo V, imperatore di Spagna, entrò in Alba.

Con la pace di Cateau – Cambresis del 3 aprile 1559 Alba fu assegnata ai Gonzaga di Mantova. Nel ‘500 si registrarono terremoti: nel 1541 fino al 1549 parecchi assestamenti tellurici si fecero sentire nell’Albese contribuendo a rendere anche peggiori le già precarie condizioni economiche. Si registra invece una ripresa economica nella seconda metà del ‘500 grazie all’inurbamento favorito dai duchi di Mantova con il condono di debiti, concessioni e favori a coloro che venivano ad abitare ad Alba. Quando morì Francesco Gonzaga, Carlo Emanuele I di Savoia che aspirava al dominio del Monferrato, saccheggiò Alba il 23 aprile 1613. Il dominio dei Savoia durò pochi mesi. Alba fu poi restituita ai Gonzaga, alleati a Filippo III di Spagna, il duca di Nevers, il granduca di Toscana e la Repubblica di Venezia. Dal 1628 i Savoia si appropriarono definitivamente della città delle cento torri.

La peste secentesca descritta dal Manzoni non lasciò immune Alba (1630). Gli abitanti furono decimati, tanto che non si poterono neanche più riunire i due consigli comunali, il cui numero scese da 24 a 15 e da 8 a 6 per ordine del duca Vittorio Amedeo I succeduto a Carlo Emanuele I. Nel contempo Vittorio Amedeo elevò Alba a sede di provincia e le concesse privilegi. Alla sua morte la reggenza passò alla moglie Cristina di Francia che intervenne a favore della capitale delle Langhe con concessioni e agevolazioni. Alba a fine ‘600 e inizio ‘700 dovette sostentare le truppe di passaggio, sino a quando nel 1706 i francesi, sconfitti a Torino, posero fine ai combattimenti. Nel 1771 un altro terremoto sconvolse Alba. E poi a fine secolo si respirarono anche in questa città di provincia gli ideali della Rivoluzione Francese. Sulla piazza del Duomo fu innalzato l’albero della libertà. Il 28 aprile 1796 Napoleone entrò in Alba. La Francia però presto chiese alla città tributi altissimi per le guerre napoleoniche. Gli albesi protestarono e Luigi Paruzza fu fucilato. Caduto Napoleone e risalito sul trono Emanuele I, si tornò allo status quo. Il re Carlo Felice portò a compimento il monastero della Maddalena, restituendolo alle domenicane e sistemò la strada Alba-Savona che passava per Cortemilia. Nel 1847 Carlo Alberto fece costruire un ponte in muratura sul Tanaro. Nell’ultima guerra mondiale Alba partecipò la Resistenza, costituì un governo indipendente tanto da meritarsi la medaglia d’oro al valor militare. 

Cosa vedere

Le Torri

Costituiscono l’elemento dominante per lo forma snella e slanciata, visibili a distanza. Costruite tra ‘300 e ‘400 dalle famiglie nobili locali, ebbero una duplice funzione. Furono segno di distinzione tra i signori più potenti della città (Folletti. De Braida, Corradenghi, De Morozzo). E mezzi di avvistamento e di segnalazione per la sicurezza del Comune. ln passato erano molto più numerose, tanto da giustificare il titolo dato ad Alba di “Città delle Cento Torri”. Oggi non ne sono rimaste che alcune. Le altre sono state abbattute o abbassate al livello dei tetti. Quelle che si vedono però non sono le più antiche. Si ha infatti notizia che già nel 1100 esistevano torri in piazza del Duomo. Oggi le torri sovrastanti la piazza del Duomo sono le più alte e le meglio conservate.

Palazzo del Comune

Costruito su muro romane è stato oggetto di più trasformazioni. All’esterno sono pregevoli gli archi in cotto e le volte a crociera poggianti su colonne del porticato. Si può vedere a lato dell’arcata maggiore una lapide in marmo che risale a fine 1600. Alle pareti dell’ampio scalone che introduce nel palazzo campeggiano due gruppi di affreschi provenienti dalla Chiesa di San Domenico. Raffigurano nell’ordine: una Deposizione, la Maddalena su sfondo di architettura quattrocentesca, San Domenico e San Francesco. Di fronte figure di frati, Adorazione dei Magi, San Giovanni Evangelista, accanto a un frate domenicano. Il salone consiliare è ricco di dipinti tra cui la “Vergine in trono” del Macrino col Bambino che tiene in mano una mela, tra San Francesco d ‘Assisi, San Tommaso d’Aquino e due dame che si suppone siano una marchesa di Monferrato e la figlia, cugine di Annibale Paleologo. Lo stile del dipinto del 1501 è lombardo-preleonardesco. Nella parete opposta alla tavola del Macrino si nota un quadro barocco: “Concerto” attribuito al caravaggesco Mattia Preti. Il dipinto proviene dalla collezione dei Marchesi Falletti di Barolo. ln un angolo della sala c’è il busto in bronzo dell’albese Michele Coppino, ministro della pubblica Istruzione. Nome importante per la scuola italiana. Fu lui a introdurre la legge sull’istruzione elementare obbligatoria e gratuita a fine ‘800, combattendo l’analfabetismo. Nell’archivio del palazzo comunale è custodito il libro della catena, lo statuto del Comune.

Piazza Risorgimento

Conosciuta comunemente come piazza del Duomo si tratta di un luogo animato e pittoresco, caratteristico per bassi portichetti e antichi caffè dell’epoca romantica e un tempo anche ritrovo dei patiti del pallone elastico. Vi si affacciano il palazzo del comune e l’imponente cattedrale di  San Lorenzo

La Cattedrale San Lorenzo
Facciata rossa in mattoni, ha un’origine molto antica. Risale forse ad epoca romana. Ma si hanno notizie precise salo dall’XI secolo. Più volte distrutta, la chiesa cambiò volto. E lo stile romanico fu convertito tra il ‘400 e il ‘500 in gotico. Molti i restauri anche nel ‘600 in seguito a terremoti che provocarono il crollo della volta dell’arcata maggiore. L’ultimo definitivo restauro è del 1868. La facciata, tripartita da forti pilastri con edicolette cuspidate, venne fatta in un secondo tempo, nel 1878. Si aprì il grande finestrone in stile gotico e furono sistemate la statua di San Lorenza (dello Luigi Cocchio di Milano) con quelle dei simboli degli evangelisti dello scultore vercellese Carlo Drusio, le cui iniziali formano il nome di Alba (Angelo Leone Bue Aquila). L’interno a croce latina, volta stellata e azzurra, sostenuta da sei colonne polistili cruciformi che s’innalzano reggendo archi a volte ogivali, è alto e spazioso. Alle pareti la via Crucis è raffigurata in quadri dello stesso stile della chiesa. Otto gli altari. Il primo a destra, l’altare del Crocifisso in bronzo massiccio, il secondo l’altare della Madonna, poi quello dedicato alla Sacra Famiglia. Segue la cappella del Santissimo Sacramento con altare in stile barocco e candelabri rococò. La pala d’altare – La vergine del Carmelo e il profeta Elia -è del Molineri o del Cuniberti di Savigliano. Nei due quadri laterali il profeta riceve il pane da un angelo e poi Elia deride i sacerdoti di Baal. Il martirio di San Donato è di fronte al coretto dei vescovi. Sulla volta Elia, rapito dal carro di fuoco, lascia cadere il proprio mantello in dono al profeta Eliseo. A sinistra la prima cappella è dedicata a San Teobaldo, poi la cappella di San Bovo (protettore dei contadini di Alba) e quella di San Luca e poi la cappella del Battistero. Sulla sommità della scalinata che porta al presbiterio è l’altar maggiore di stile barocco. Dietro l’altare, in una grande urna sotto la mensa si trovano le ossa di San Fortunato. Il coro – dietro l’altar maggiore – risale al 1500, opera di Bernardino Fossati, detto Cidonio. É formato da 35 scranni, di cui quello centrale, più alto, riservato al vescovo. Gli schienali sono tutti intarsiati e diversi l’uno dall’altro. Alle pareti laterali quattro grandi chiaroscuri del pittore Luigi Hartmann di Chiavenna, con quattro scene del martirio di San Lorenzo.

Chiesa della Maddalena
In stile barocco presenta una facciata in mattoni a vista, bruniti negli anni. Fu edificata nella prima metà del 700 su disegni dell’architetto Bernardo Vittone in sostituzione di quella preesistente che apparteneva all’annesso monastero domenicano. Questo, passato in proprietà del comune ha il merito di possedere un vasto cortile che, specie in estate si anima di manifestazioni cittadine. L’interno della chiesa è tipicamente barocco a pianta ellittica con due altari laterali, oltre a quello maggiore, dietro il quale vi è un grandioso coro ligneo. Nella cappella di sinistra si può osservare il corpo incorrotto della Beata Margherita di Savoia – Acaia, vedova del Marchese di Monferrrato Teodoro Il, fondatrice del convento. Nel chiostro essa visse santamente per 44 anni in rigorosa clausura, e in grandissima umiltà, virtù riconosciute da Papa Clemente X che ne concesse il culto nel 1676. L’urna d’argento che racchiude la reliquia fu donata nel secolo scorso dalla regina Maria Cristina delle Due Sicilie, moglie di Carlo Felice che nella chiesa veniva a fare le sue devozioni durante le lunghe villeggiature nel poco lontano castello di Govone.

Chiesa Santi Cosma e Damiano
Anch’essa di fattura barocca, fu costruita nel 1786 dall’architetto albese Carlo Francesco Rangone di Montelupo.

San Domenico
Di stile gotico-primitivo ad archi semi-acuti, venne edificata sulle rovine di un teatro romano nella seconda metà del 1200 da un primitivo nucleo di frati domenicani. La facciata a due spioventi è semplice, di ampia dilatazione spaziale e interrotta solo dai quattro contrafforti in corrispondenza delle quattro file di colonne che si trovano all’interno. L’interno è a pianta basilicale, con tre grandi navate e volte a crociera, sorrette da archi con forte cordonatura, poggianti su pilastri a forma cilindrica. Sono poco visibili gli affreschi medievali, solo alcuni recuperati grazie ai più recenti restauri.

Chiesa di Santa Caterina
A lato del seminario maggiore è barocca. La facciata è divisa in tre parti, distinte da quattro lesene sormontate da capitelli ionici, che sostengono un ampio timpano. L’interno è a pianta ottogonale con un’unica volta ad archetti ogivali. Ai lati del presbiterio e ai lati della porta d’ingresso sono sistemate quattro statue che raffigurano San Lorenzo, San Domenico, Santa Caterina da Siena, Santa Rosalia e il Pontefice Innocenzo I.

Chiesa di San Giuseppe
Risale al 1700. La facciata sormontata da un timpano con decorazione a dentelli è divisa da quattro lesene. Nella parte superiore si aprono due nicchie con decorazione a conchiglia. L’interno è tipicamente barocco, a un’unica navata, quadripartita da robusti archi poggianti su colonne e contrafforti la cui sommità è ornata da capitelli.

Piazza Michele Ferrero

Si tratta del cuore degli albesi, il luogo dove vengono accolti i turisti. ln bella mostra al centro della piazza la fontana dedicata al cavaliere del lavoro Giovanni Ferrero morto del 1957, creatore con il fratello Pietro della ormai mondiale industria dolciaria.

Via Vittorio Emanuele

La principale arteria cittadina che attraversa la parte vecchia di Alba, sbucando da un lato in piazza Savona e sul versante opposto in piazza del Duomo. Molte le attività commerciali concentrate lungo questa via, sempre popolata di visitatori, e frequentata dai turisti perché vi si affacciano edifici a carattere monumentale: case medioevali, palazzi e chiese. Da citare la casa Fontana, un esempio di costruzione del ‘400 con un elegante fregio di terracotta sulla facciata.  Degiacomi impreziosito nell’atrio da un bassorilievo del ‘500 raffigurante San Giorgio, il Palazzo dei Conti Belli, il Palazzo Serralunga e ancora oltre una casa quattrocentesca con tre ordini di archetti ogivali.

Piazza San Paolo
Poco distante troviamo la Pia Società San Paolo fondata nel dota nel 1914 dal teolologo Giacomo Alberione che editò la “Famiglia Cristiana”. La piazza, oltre alla maestosa omonima chiesa dalla facciata imponente e austera, ospita la sede dell’Associazione Commercianti Albesi (A.C.A).

Piazza Cristo Re
Si tratta di luogo “giovane” che si è instaurato dove un tempo, nel periodo della vendemmia, si teneva il mercato quotidiano delle uve di grossa produzione come Dolcetto e Barbera, poiché quelle pregiate come Barolo, Barbaresco, Moscato e Nebbiolo venivano acquistate direttamente sui luoghi di produzione o addirittura nella vigna.

Corso Langhe

Zona Moretta

Dominato dal Santuario della Madonna Moretta, con la sua imponente facciata e una graziosa cupola circolare, corso Langhe è un lungo viale su cui si affacciano tante attività commerciali. Rappresenta il luogo del passeggio, specie nella stagione estiva e primaverile.

Corso Piave
Recentemente ristrutturato, a senso unico, è dai paesi delle Langhe come Barolo, Monforte, Grinzane, La Morra ad entrare nel centro cittadino. Anch’esso popolato di negozi e uffici, rappresenta lo sviluppo economico e artigianale della “Capitale delle Langhe”.

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