Bra, cuore pulsante del Roero

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Un punto di riferimento per i buongustai di tutto il mondo nel segno della convivialità, con attenzione anche al suo glorioso passato storico e ai tanti resti artistici tutt’oggi godibili.

Bra sorse probabilmente all’inizio dell’Xl secolo per volontà degli abitanti della vicina Pollenzo, in lenta decadenza, e fu roccaforte di potenti bellicosi signori: i De Brayda di parte guelfa, per poi passare sotto il dominio di Asti ghibellina. Nel 125, gli Angioini nel 1313, i Visconti nel 1339 e gli Orléans nel 1387, quale dote del duca Gian Galeazzo alla figlia Valentina andata sposa a Luigi, fratello del re di Francia Carlo VI il Pazzo. Successivamente conquistata da Emanuele Filiberto nel 1552 entrò a far parte del Piemonte sette anni più tardi, col trattato di Chateau-Cambrèsis e della dinastia sabauda fu fedelissima, come testimoniato da un episodio del 1706 allorchè i Francesi spadroneggiavano nello stato, assediando addirittura Torino. Saccheggiata dai soldati del La Feuillade e sottoposta infine a un’onerosa contribuzione di trentamila piemontesi la città di Bra, non appena seppe che Vittorio Amedeo Il e il principe Eugenio si apprestavano ad attaccare per bloccare Torino, inviò sotto le mura della Capitale tutti i suoi valorosi uomini per correre a liberarla. Ma non è tutto. In quel periodo di grande miseria, una delegazione del Comune si recava sulla collina di Superga, dal sovrano senza corona, consegnando nelle sue mani addirittura la somma di lire 200 doppie, avanzate dall’imposizione degli invasori. Queste e altre benemerenze valsero a Bra, da parte di re Carlo Emanuele III, la corona urbana, allora riservata esclusivamente alle province o sedi vescovili.

Cosa vedere

Casa Traversa

É senza dubbio l’edificio più antico della città, e si tratta di un’elegante abitazione signorile del XV secolo, con tre piani di bifore ogivali ornate di cotto e merlatura, aggiunta nel 1688.

Chiesa di Sant’Andrea

Si presenta con la sua grande facciata barocca compiuta solo nel secolo passato. Opera nell’artistico Gian Lorenzo Bernini, conobbe per gli aspetti interni, in seguito la morte del progettista, l’opera di Guarino Guarini. Presenta un monumentale altare maggiore con cinque statue di Davide Calandra e una tela di pregevole valore di Claudio Beaumont, ornamento di un altare laterale. Le vele della cupola e altri affreschi e quadri sono di pittori dell’Ottocento: Luigi Vacca, Paolo Gaidano, Paolo Emilio e Luigi Morgari e Agostino Cottolengo, quest’ultimo braidese. Ancora da annoverare nel centro della piazza su cui si erge la chiesa, il monumento bronzeo di San Giuseppe Benedetto Cottolengo eretto nel 1902 dallo scultore Celestino Fumagalli.

Chiesa di Santa Chiara

Opera dell’architetto Bernardo A. Vittone, costruita verso la metà del XVIII secolo, si presenta con pianta a croce greca e con una bizzarra cupola sostenuta da colonne sovrapposte le une alle altre.

Chiesa della Santissima Trinità
Conosciuta come chiesa dei Disciplinanti, con all’interno sfarzosi stucchi barocchi e, tra le molte opere da segnalare, quattro grandi affreschi di Sebastiano Taricco.

Chiesa della Beata Vergine Degli Angeli
Detta anche dei Frati, edificata per opera del Vittone a pianta ovale, presenta una curiosa facciata bombè in mattoni a vista ed è preceduta da una breve scala a cui si accede da piazza XX Settembre. All’interno notevoli sono i dipinti di L. Morgari.

Chiesa di San Giovanni Decollato
Fu eretta all’Arciconfraternita della Misericordia o «dei Battuti Neri» nel 1680. È a una sola navata con un ricco altare marmoreo.

Museo Craveri

Si tratta di un notevole museo di storia naturale istituito nel 1843 che contiene notevolissime collezioni avviate sin dal 1818 da Angelo Craveri e sviluppate dai figli Ettore e Federico. Ripetutamente arricchito.

Santuario della Madonna dei Fiori

La leggenda racconta che un giorno, due mercenari, scorsero su una strada deserta una giovane e bella sposa, Egidia Mathis. L’avvicinarono con complimenti libertini e la afferrarono, avidi, con braccia di ferro, prima che l’infelice potesse tentare di fuggire. Dibattendosi per sottrarsi alla stretta degli aggressori, Egidia cade in ginocchio, a mani giunte, davanti a un pilone che recava l’immagine della Madonna e a lei si rivolse per ricevere aiuto. Si vuole che una folgore abbagliante scendesse dal cielo facendo perdere i sensi alla donna e costringendo alla fuga i due malviventi. Quando rinvenne, Egidia, vide al suo fianco la Vergine, sfolgorante nella sua luce che la consolava e la visione scomparve, tutti i pruni spogli attorno al vialone fiorirono, sebbene fosse un gelido inverno. Da quel giorno ogni anno, intorno a Natale, migliaia di fedeli accorrono a vedere la bianca fioritura dei cespi, spogli di fogliame, che vegetano tuttora presso il Santuario. Si tratta di una varietà che i botanici chiamano prunus braydensis. Le cronache riferiscono che solo nel 1877 i cespugli miracolosi non fiorirono quasi a preannunciare la morte di Pio IX, ma l’evento si produsse il 20 febbraio dell’anno successivo, il giorno in cui a Roma il Conclave eleggeva il nuovo Pontefice Gioacchino Pecci, che fu Leone XIII. Non aprendo all’inverno le sue corolle il rovo avvertì, invece, dell’imminenza di gravi calamità, come avvenne nel 1914 e nel 1939, alla vigilia delle due grandi guerre mondiali.

La Zizzola

Sorge, facendo dimenticare il primitivo nome di Monte Guglielmo, su una collinetta. Si tratta di una massiccia rotonda, con cupola belvedere, sconsacrata chiesa cappuccina, che domina Bra dall’alto dei suoi 365 metri dell’antica citadella di Rocca Ponteria, distrutto nido di feroci De Brayda. Offre un panorama estesissimo sulla pianura cuneese, sulle Langhe occidentali e, in parte, sulle colline dell’Oltre Tanaro.

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