Paesi del Roero: Cisterna

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Il comune di Cisterna d’Asti è caratterizzato da un territorio sopratutto collinare, coperto da boschi e vigneti.

Cisterna d’Asti è l’unico comune della provincia di Asti a far parte geograficamente e geologicamente del Roero, ed è l’ultimo borgo di sommità che conclude la dorsale delle Rocche. Il comune di Cisterna d’Asti è caratterizzato da un territorio sopratutto collinare, coperto da boschi e vigneti.

Il nome Cisterna deriva probabilmente dal latino con il significato di pozzo, deposito (ancora visibile nel cortile interno del castello). 
E’ un borgo di origine antica, cinto un tempo da mura e scarpate naturali e dominato da due complessi edilizi: il castello, che custodisce al suo interno la “cisterna” che dà il nome al paese, e la chiesa parrocchiale.

I riferimenti più antichi al territorio di Cisterna permettono di risalire all’età romana. In epoca medioevale Cisterna è un importante luogo fortificato. Dalla prima metà del XII secolo passa al Vescovo di Asti quindi nel 1242 viene venduta al Comune di Asti. Dopo varie vicissitudini passa a Gian Francesco della Rovere (1538) poi, dopo una parentesi in cui ritorna alla Santa Sede, il feudo viene venduto nel 1650 a Francesco Dal Pozzo, marchese di Voghera.

Tra le specialità locali i biscotti di meliga, la torta di mele, il miele, la mostarda d’uva e le grappe. Il Cisterna doc è un vino rosso prodotto da uva croatina, un antico vitigno diffuso sin dal Medioevo e tradizionalmente chiamato Bonarda. Dimora istituzionale di questa recente DOC è la Bottega del Vino collocata in un palazzo settecentesco in mattoni a vista con il tipico crotin scavato nell’arenaria.

Da vedere:

CASTELLO MEDIEVALE. Nelle sue parti più antiche risale al sec. XII ed è sovrastato da una torre medioevale quadrata; il Castello come appare oggi è in parte una solida riplasmazione (parte di fine ‘500 e parte del secolo seguente), come comportava una località che, nei secoli, aveva esercitato una funzione di controllo su molte terre e che fino al 1630 fronteggia la piazzaforte monferrina di San Damiano. Alla fine del ‘700 il cortile interno venne voltato e trasformato in un ampio e alto salone. Di notevole interesse è la torre-porta che ne protegge l’accesso. Sotto il pavimento del salone centrale del castello si trova una grande cisterna, opera mirabile che poggia sulle volte delle sottostanti cantine e che dà il nome al toponimo locale.
In esso funzionò per qualche anno a partire dal 1675 una zecca per concessione di papa Clemente X, ma dopo pochi anni venne chiusa per battitura di monete false. Oggi il castello ospita il Museo di cui sotto.

Il Museo di “ARTI E MESTIERI DI UN TEMPO”
Il museo ha sede nel castello medievale ed è stato aperto nell’ottobre 1980. Attualmente vi sono raccolti oltre 5000 oggetti che datano dal ‘600 al ‘900, rappresentanti la cultura materiale del Piemonte e radunati in 20 botteghe che ricostruiscono in maniera precisa e dettagliata le attività e la vita passata.
Al piano dal salone: ciabattino e sellaio, falegname, tessitore, maglierista e lavorazione della canapa, organaro, carradore, bottaio, materassaio, cestaio, calderaio, arrotino, pesi e misure, la casa contadina, la casa della media borghesia, ecc.. Nel piano nobile: panetteria, torronaio, osteria, tipografia, sali e tabacchi, sartoria. Nelle cantine: bottega del martinet, attrezzi e macchinari agricoli ed enologici, cantina, storia della vite illustrata dal museo dell’Agricoltura del Piemonte, ghiacciaia e attrezzi da macello, evoluzione del trasporto.

LE CHIESE
La parrocchiale, intitolata inizialmente al Santo Spirito, poi ai Ss. Gervasio e Protasio come l’antica, è ubicata di fronte alla salita al castello; fu ricostruita a due navate nel 1575, rifatta parzialmente a partire dal 1632 e ancora nella prima metà del ‘700. Poco fuori del paese, sull’antico percorso per la valle del Rio Maggiore, si trova la parrocchiale antica, orientata, dedicata ai Ss. Gervasio e Protasio, già affrescata all’interno e con cimitero attorno; l’edificio denota ancora una certa antichità e l’impiego nella struttura di conci in arenaria. Negli airali di ponente si trova la chiesa dedicata a San Giuseppe, fatta costruire nel 1636 dai disciplinanti; l’interno, con ampio coro, si orna di un artistico altare barocco in legno scolpito (che la tradizione attribuisce ad un ignoto frate) e di una bella pala d’altare secentesca del santo che fornisce anche una veduta del castello e dell’abitato all’epoca.

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