Paesi d’alta Langa: Santo Stefano Belbo

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Il figlio più famoso di S. Stefano Belbo è Cesare Pavese, la cui casa nativa è sede di un importante museo.

Santo Stefano Belbo (San Stéo an Belb in piemontese) è un comune italiano di poco meno di 4 mila abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte. È il comune più orientale della provincia e quello a minore altitudine. Dal primo gennaio 2019 ha incorporato il comune limitrofo di Camo.

Il territorio di Santo Stefano Belbo, che misura poco più di 23 chilometri quadrati, si estende ai margini delle Langhe, su un territorio in gran parte collinoso, eccezion fatta per la piana alluvionale formata dal torrente Belbo.

Le parti collinari sono costituite da marne calcaree ed arenarie, mentre la zona di fondovalle è formata da alluvioni recenti.

Il paese è situato alla quota di 175 metri s.l.m., mentre sui due lati del fiume raggiunge in fretta, soprattutto nel versante nord, quote di alta collina che culminano nei 590 metri della località Falchetto.

Sotto il profilo artistico, sono da segnalare i resti imponenti dell’abbazia romanica di San Gaudenzio, ai piedi della collina di Moncucco.

La costruzione ricorda il periodo in cui i monaci benedettini, oltre a dissodare le terre per dedicarle alla coltivazione della vite, offrivano ospitalità ai pellegrini. Notevole è poi il santuario di Moncucco, intitolato alla Madonna della Neve.

Lo stemma civico e il gonfalone comunali ricordano l’importanza della coltivazione dell’uva: infatti è raffigurata la vite che dà vita alla città.

Il figlio più famoso di S. Stefano Belbo è Cesare Pavese, la cui casa nativa è sede di un importante museo.

Storia

L’abitato di Santo Stefano Belbo è databile probabilmente dopo il 1000, anche se già anteriormente doveva esistere un piccolo insediamento, posto come controllo strategico all’inizio della strada che si snodava lungo la valle del Belbo.

Notizie sicure si hanno di un insediamento risalente all’epoca romana, quando fu costruito un posto militare fortificato lungo la strada che collegava Asti ed Alba con i centri della Riviera di Ponente.

Ragguagli più precisi sulla costruzione del borgo ci giungono in epoca medievale, con la costruzione di un castello (castrum) sulla collina di S. Libera e di un convento benedettino (S. Gaudenzio) edificato probabilmente sui resti di un più antico tempio dedicato a Giove. Ai monaci benedettini spetta il merito di aver introdotto la coltivazione della vite nei loro possedimenti.

S. Stefano Belbo ebbe notevole importanza nel periodo feudale, di cui rimangono i ruderi di una delle torri dell’antico castello.

Turismo

Dal punto di vista ricettivo, si distingue a Santo Stefano il Relais San Maurizio, che ha una lunga storia che inizia nel 1619, quando un gruppo di monaci cistercensi che risalivano la Via del Sale si imbatté nelle rovine di un’antica cappella.

Su queste fondamenta decisero di erigere un nuovo luogo di preghiera e di lavoro. Con il tempo l’opera degli uomini rese la collina particolarmente fertile per diverse colture: vite e cereali, ma anche erbe officinali e spezie.

Nel 1862 il monastero e i suoi terreni furono acquistati dalla famiglia dei Marchesi di Incisa e l’austerità monacale venne messa da parte per far posto a decorazioni a grottesca e trompe l’oeil, a stoffe e camini.

Nel 2002, dopo 4 anni di restauro conservativo, prende vita il Relais: un’avventura iniziata 4 secoli fa, che continua ancora oggi, con 36 camere e suite ricavate dalle celle monacali, rappresenta da oltre dieci anni una sintesi dei valori dell’ospitalità di alto livello: comfortartecultura e tecnologia.

La filosofia del Relais è quella di unire modernità e tradizione, in un viaggio alla riscoperta dei propri equilibri e dell’arte “del buon vivere”. Ideale per chi cerca un soggiorno raffinato, ma non vuole rinunciare al contatto con la natura.

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